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Report che racconta delle “Catacombe dei Cappuccini” a Palermo, inizialmente risulta un pugno nello stomaco; non è facile trovarsi faccia a faccia con la morte, ed in questo luogo non è un eufemismo, ma poi la nostra anima viene rapita da quel mondo di volti putrefatti e spontaneamente siamo portati a riflettere sull’aldilà sul rapporto tra la vita e la morte,tra la vita ed il tempo. Come diceva Alphonse Allais “Diciamo di ammazzare il tempo come se, purtroppo, non fosse il tempo ad ammazzare noi.
Entrando alle Catacombe dei cappuccini si percorre in discesa dei cunicoli spogli e squallidi che conducono ad una grande porta, da qui inizia il tour dell’orrore. Uomini, donne, frati, alti prelati, nobili, dottori, bambini e neonati, una serie innumerevole di mummie affollano le pareti del grande corridoio sotterraneo. In gran parte appese, qualche centinaio sdraiate in nicchie, altre in bare aperte, financo il pavimento e fatto di lastre tombali. La morte sembra che ci osservi ad ogni passo e si ci sente vivi tra i morti. Si esce diversi da questo luogo… Voglio chiudere questa breve descrizione con una citazione che bene riassume il mio pensiero all’uscita delle catacombe dei cappuccini “Morire è tremendo, ma l’idea di morire senza aver vissuto è insopportabile.